Buccirosso: “Per il teatro la quarantena non è finita”

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Saranno i fratelli Edoardo e Eugenio Bennato, che nei giorni più duri della pandemia hanno fatto coraggio all’Italia con il brano “La realtà non può essere questa”, a salire stasera (dopo l’omaggio a Ennio Morricone del flautista Andrea Griminelli e del soprano Sumi Jo) alla ribalta dell’Ischia Global Fest. Che mercoledì ha intanto premiato un altro personaggio napoletano carissimo al pubblico non solo napoletano: l’attore, regista e commediografo Carlo Buccirosso.
Buccirosso, possiamo dire che quello di Ischia è il festival della ripartenza?
“Certo, il successo di questo evento dimostra che la gente ha di nuovo voglia di stare insieme, di aggregarsi (senza dimenticare la mascherina, mi raccomando). Ottimo segnale. Ma se devo invece ragionare da uomo di teatro e da capocomico che scrive le sue commedie non posso essere ottimista: il pubblico non c’è, i cartelloni nemmeno. Questo vuol dire che fino a ottobre 2021 non vedremo nessun nuovo allestimento… Per il teatro la quarantena non è affatto finita”.
Eppure stanno riaprendo tante rassegne teatrali, anche in Campania.
“Quelle partono perché ci sono dei finanziamenti pubblici che non devono andare perduti. Ma per il teatro “vero”, compagnie che vanno in tournée per tante serate, la traversata del deserto sarà ancora lunga. Per quest’anno so già come andrà a finire: vista la regola delle 200 presenze in sala attori compresi, tra Natale e Capodanno sarà un fiorire di one-man-show, l’unico spettacolo possibile in queste condizioni”.
Per fortuna lei fa anche tanto cinema.
“Era pronto “Ritorno al crimine” con Gassmann, Giallini, Leo e Gianmarco Tognazzi, sequel di “Non ci resta che il crimine”: uscirà a novembre”.
Lei mette la sua vena comico-grottesca al servizio di opere d’autore, ma anche di commedie popolari. Quali i titoli a lei più cari?
“Certamente i film interpretati per Sorrentino e Igort. Ma un posto speciale l’hanno “L’amico del cuore” di Salemme, per le emozioni procuratemi da quello che ritengo il mio vero esordio sul grande schermo, “Un’estate ai Caraibi” per l’incontro con i Vanzina. E “Noi e la Giulia”, il mio primo premio importante, il David di Donatello”.
Poi ne sono arrivati tanti altri. Lei detiene però anche un record: più di 30 film interpretati, più di 40 rifiutati. Qualche rimpianto?
“Solo uno, “Smetto quando voglio” di Sibilia. Un mio errore: la sceneggiatura non mi convinceva, poi lo vidi al cinema e mi piacque moltissimo. Il mio ruolo, “Er Murena”, andò a Neri Marcore'”.
A quando il suo ritorno in ditta con Vincenzo Salemme?
“Al cinema, appena lui mi chiama. Oppure lo chiamo io, se decido di esordire anche dietro la macchina da presa. In teatro no, lo escludo: ormai facciamo due tipi di allestimenti molto diversi. E poi io sono un perfezionista, scenografie, costumi devono essere impeccabili… Costo troppo. Per gli impresari non sono un affare”.
Carlo Buccirosso con Madalina Ghenea all’Ischia Global Fest.
(Foto Eugenio Blasio)

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